NOI DUE

Rinunciando alla suggestione dell’oggetto, oggi Gianna Bucelli realizza con l’ausilio di una felice tavolozza il suo mondo di sogno, liberandolo nella fantasia.
Il lievito della sua ispirazione è una intrigante visione del corpo umano che le consente di esprimersi con assoluta libertà, proponendoci itinerari e riflessioni di grande gusto.
Idea e sognante sensibilità si fondono con delicatezza, formando un repertorio narrativo di dialoghi armonici e semplici, realizzati con la chiarezza senza tempo di un mondo fiabesco.
I suoi cambiamenti di stato d’animo, miscelati attraverso la memoria, ci vengono restituiti in un’atmosfera carica di vena poetica.

“Noi due” è il titolo di questa mostra dove il tema dominante è rappresentato dalle gambe: a volte protagoniste assolute, a volte amiche, a volte complici, a volte alleate, sempre alla ricerca di un dialogo e alla continua speranza che qualcosa si avveri.
Mi sembrano opere virate all’ottimismo, alle luci sottili della primavera e a una certa gioia che solo il sogno può dare.
È un piacere mettersi dalla parte di Gianna e considerare il mondo con i suoi stessi occhi.

Luca Rendina 2016

 
     
 

NON SI PUÒ SMETTERE DI SOGNARE

Gianna Bucelli è un'artista che pensa e che cerca senza farsi distrarre dal fastidioso rumore della modernità ad ogni costo, ma che vuole comunicare col mondo, dal suo sereno rifugio toscano; e comunicare significa prima di tutto, riconoscersi nelle immagini create, stimolate dal pretesto visivo della sua fantasia, dall'ambiente poetico e sospeso del suo mondo.
Sono lavori che raccontano i vari momenti di una stessa storia, di una condizione speciale incline al sogno, all'abbandono di fronte agli aspetti sussurrati, in una costruzione scenografica a più livelli sullo sfondo di un cielo che ricorda i colori del Rinascimento italiano.

La pittura di Gianna, come spiega lei stessa è "... contemplare tutte le stelle e abbandonarsi al sogno, il sogno rigeneratore, il sogno come riserva di energia, il sogno come alimento per l'immaginazione creativa" e ci invita quindi ad entrare nei meravigliosi mondi dalle favolose ambientazioni, con personaggi da letteratura evocata dalla memoria di una pittura che richiama l'arte del primo novecento.
Sono opere dai titoli poetici, oltre la linea del mare, volando sul mare, che riportano alla possibilità che l'arte ci dà di abbandonarsi a lei.

"Non si può smettere di sognare" è il titolo di questa mostra pensata come un viaggio nel proprio racconto interiore, liberato dal misterioso archivio dell'inconscio e suonato da una tavolozza dove i colori compongono una perfetta sinfonia.

Luca Rendina 2016

 
     
 

OLTRE LA LINEA

Nell’appuntamento di maggio, lo spazio espositivo InQuadro.Bootleg sarà felice di ospitare, per la seconda volta, l’artista di adozione senese Gianna Bucelli.
La mostra Oltre la linea ci offre l’occasione di svelare il nuovo percorso artistico della nostra pittrice che, accantonati gli sfondi oro e quella sospensione temporale racchiusa nei suoi paesaggi, dona alla sua immaginazione una visione decisamente più delicata.
I colori si accendono nelle sue tele, ospitando i tratti di una silhouette femminile, di cui ci nasconde il volto. Queste donne sono le protagoniste di una fabulazione onirica, non prive di una sensibilità intellettuale, descritta e raffigurata dall’artista nell’aspetto di un ombrello.

Antonio Locafaro 2015

 
     
 

RI-SCATTI

Il ritratto fin dalle sue origini storiche ha svolto un ruolo sociale essendo rappresentazione artistica, sempre soggetta alle esigenze del periodo storico e alla sensibilità dell'artista esecutore, delle sembianze delle persone aristocratiche e facoltose della società.
Con il susseguirsi dei secoli si riduce invece a icona rappresentante degli aspetti esteriori materialistici.

Oggi è rappresentazione della rappresentazione dell'effimero: il selfie.
Per alcuni un'ossessione, un impulso, che si presenta più e più volte al giorno e in alcuni casi al di fuori del controllo di chi lo sperimenta.
E' sufficiente accedere ai vari social network per rendersi conto della portata di questo fenomeno.
Le motivazioni sono diverse, si usa l'autoscatto per sconfiggere l'anonimato e mostrarsi migliori, diversi da una realtà deludente rincorrendo, magari per un attimo, la fugace l'illusione di una notorietà e visibilità.

La collettiva Ri-Scatti nasce con il proposito di ridimensionare la moda del selfie e proporre attraverso l'Arte, un modo diverso dello scatto e della propria immagine.
exfabbricadellebambole ha coinvolto 4 artisti chiedendo loro di interpretare in piena libertà, con la loro tecnica, creatività e poetica, l'immagine dei loro colleghi, ossia come 'Altro da sé'.

Un esperimento interessante in cui, ognuno ha dovuto mettersi in gioco e misurarsi con la sensibilità e l'introspezione con una doppia valenza dell'esporsi nell'esporre cosa che in fondo, accade quando si crea una mostra, perché non si tratta solo di mettere in mostra il proprio lavoro. L'Artista espone sempre sé stesso attraverso le proprie opere.

Salvatore D'Amico 2015

 
     
 

UNO SGUARDO ALTROVE

È lento ad asciugarsi l'olio, come il respiro di chi aspetta e si distrae nelle forme del colore che imprime alla tela. Una certa nostalgia che non è la stessa di allora ma che appare dall'impazienza del movimento delle gambe. Il tempo dell'attesa trasforma la memoria nella realtà, si perde nel particolare del ricordo. Così che lo sguardo mette in gioco gli altrove possibili, quasi degli accoppiamenti impensabili se solo non si avesse avuto il tempo di immaginarli. Invece ha dovuto aprire l'ombrello per far vedere il sole, ha passeggiato in riva al mare per abbracciare il blu, tenendosi in disparte, senza dare nell'occhio di chi guarda e aspettare con calma che asciughi l'altra parte di sé.

Michelangelo Coviello 2014

 
     
 

DAI PAESAGGI ALLE FORME

Gianna Bucelli, in seguito ad una lunga esperienza come creativa, grafica e decoratrice, si misura, nella pittura e anche nella sperimentazione di materiali diversi (dal mosaico agli interventi materici e foglia oro) nei suoi paesaggi onirici e sospesi nel tempo/spazio, per giungere ad una metafisica molto personale in cui appare il mondo femminile in tutte le sue sfumature di temperamento, di fragilità, seduzione e forza. Le donne di Gianna Bucelli si scoprono, materializzandosi attraverso piccoli particolari in cui, come tasselli di un puzzle, più che vedere fanno intuire la femminilità, come in un al di là in cui l’artista stesso trasferisce la parte più curiosa e intima di sé. Un ideale che prende vita attraverso la sua visione come dichiara lei stessa: "Come un'artista fuori tempo cerco ancora la bellezza delle cose nel mondo, nella natura, negli oggetti, la loro sacra realtà. Esaltare la bellezza non per puro estetismo ma per innalzarla dalla materia sospendendola nel tempo".

Gustavo Bonora 2013

 
     
 

UNA SILENZIOSA ESTASI

"I PAESAGGI DI GIANNA BUCELLI"

Ritrovarsi tra le braccia di un tempo sospeso.
Visitato, conosciuto e abitato.
Ritrovarsi in un paesaggio, dunque, che ci compensa da una natura estraniante. Algidamente toccante, vive nello sguardo e si presenta ai nostri sensi come se fosse - parafrasando Simmel - una promessa di conciliazione e fine di un frammento. "Come un'artista fuori tempo - racconta la Bucelli - cerco ancora la bellezza delle cose nel mondo, nella natura, negli oggetti, la loro sacra realtà. Esaltare la bellezza non per puro estetismo ma per innalzarla dalla materia sospendendola nel tempo".

Comprendere la natura di uno spazio non è nulla di scontato, bensì una vitale rifigurazione di un presente denso di vincoli affettivi, di una consuetudine che ci spinge "al di fuori". È una transizione che emerge da una semplice vivibilità. Come se fosse uno spettacolo teatrale queste tele dipinte bloccano gli occhi in una continuità scenografica e la Bucelli organizza il suo spazio di scena incorniciandolo di ampie quinte visuali.

Ecco che, con la sua pittura, Gianna Bucelli tocca il paesaggio. Lo tesse in silenzio tra quei piani argentei o dorati di un cielo intimamente pensato e, con un ordine segreto, lascia emergere un punto sensibile che, in una sottile ambiguitư onirica, ci libera in una profonda estasi.

Antonio Locafaro 2012

 
     
 

3 MOMENTI

(IDENTITÀ NASCOSTE, DALLA TERRA AL CIELO, FUORI DAL CORO)

Tre percorsi artistici derivati da tre dei soggetti più rappresentati nel corso dell’intera storia dell’arte, coniugati attraverso uno stile pittorico mai banale e tutto personale che tende sempre a rinnovarsi cercando nuove strade in una ricerca continua e vitale.

Il ritratto, il paesaggio, la natura morta. Gianna Bucelli usa soggetti classicissimi per comunicarci un messaggio estremamente contemporaneo: in mezzo alla bellezza del mondo,della natura, degli oggetti incarnata dalle tinte cromatiche forti e materiche, l’uomo perde completamente ogni punto di riferimento e si sente spaesato ,continuamente fuori luogo, differito, incapace di esprimere la sua interiorità o semplicemente di manifestare la sua presenza.

Allora la pittrice ci mostra tre ragazze di spalle, addirittura mascherate, che si negano al mondo e agli altri anche se in forma giocosa; o ancora un dialogo ravvicinato attraverso lo sguardo tra un ragazzo e una ragazza, ma gli occhi sono bendati a sottolineare il mancato collegamento e quindi l’incomunicabilità con l’esterno e con gli altri. Che dire poi della grande marina dove terra mare e cielo, con la loro natura di elementi costitutivi del cosmo, sovrastano annullano dissolvono nella loro grandezza e maestosità la presenza dell’uomo nel mondo.

Arriviamo infine alle nature morte che nei loro colori innaturali estremamente forti e simbolici ( pensiamo ai fondi dorati e argentati ) sono ancora metafora della condizione umana. Davanti alla bellezza delle composizioni armoniche e piacevoli allo sguardo, l’occhio è nello stesso tempo turbato e catturato da quel frutto in disparte, fuori dal coro appunto, come illuminato o forse messo in ombra da un fascio di luce argentea fredda che lo colpisce mentre gli altri frutti restano uniti insieme sotto una luce dorata calda e ristoratrice. Ecco allora che il frutto solitario, emarginato diventa simbolo del gelo interiore dell’uomo, della sua solitudine e incomunicabilità con i suoi simili e con il chiasso del mondo inafferrabile e incomprensibile.
Ma in tutto questo non si avverte la pesantezza dei messaggi, anzi tutto è espresso con ingenua lievità e morbidezza in un atteggiamento che coniuga la ricerca sul colore e sulla tecnica con la consapevolezza che fare arte è  anche toccare e lavorare materie grezze e povere come la juta e il ferro. E’ un’arte da una parte soffice e raffinata, quasi volatile in quanto caratterizzata anche dall’uso del gessato, della foglia d’oro e da un tratto estremamente delicato; dall’altra fisicamente pesante, fortemente legata alla terra e al senso del tatto, contraddistinta dall’uso di materiali come il ferro e la juta provenienti dall’arte povera. Da questo punto di vista è una pittura molto materiale e materica.

Forse il messaggio finale di natura più intima che vuole suggerirci la pittrice è che il mistero del mondo e del cosmo è tutto qui sulla terra, nella sua bellezza e indecifrabilità. All’uomo deve bastare questo: ammirare quanta bellezza c’è nel mondo. Non c’è un varco da cui fuggire per intercettare il senso ultimo della vita, siamo creature di passaggio e il senso ultimo non può che stare nel passaggio stesso attraverso il tempo.

Lorenzo Campinoti 2010

 
     
 

IL MIO GIARDINO

Quel che la pittrice vuole comunicarci è la bellezza delle cose.... La loro sacra realtà.
E da qui, noi tutti, dobbiamo cominciare.....

Esaltare la bellezza, non per puro estetismo, ma per innalzarla dalla materia, sospendendola nel tempo, così che, il suo idillio per la natura si disveli passo dopo passo, quadro dopo quadro. Per un itinerario, dove "solo chi sa guardare" può cogliere l’essenza misterica che permea tutte le cose: quelle svelate e quelle da svelare. I suoi soggetti ci indicano il cammino per "vivere oltre", ma solo dopo esserci soffermati attentamente sugli stessi; per uno sguardo, che può sembrare fuggevole e utopistico, fra visione e sogno, ma che poi si rivela profondamente carnale, dolcemente tattile.

Rose, girasoli, pappagalli, volti.... tutti questi intelligenti "ingrandimenti" pittorici, vengono, attraverso il fondo oro, messi in rilievo, estrapolati dal loro contesto, per essere posizionati in un "non luogo", fuori dallo spazio e dal tempo: il ponte, in primo piano, fra la retina ed il cuore.....il nostro intimo percepire.
La pittrice ricerca qui la fusione fra una delicata pittura figurativa ed una materia grezza, la sintesi dualistica della doppia essenza, fra sentimento e ragione. Un’unione di contrasti che parlino fra di loro.

Ecco.... questo è il "giardino segreto" di Gianna Bucelli, il "suo giardino". Dove l’inconoscibile incanto, discende dalle dita di un artista, per posarsi sulla materia. E la carne si fa spirito sognante .... E se essa "ricama" la juta per i nostri occhi, è per svelarci il "senso mancante", l’amore ottimistico, il tutto in un petalo di rosa....

Corrado Garofoli 2008

 
     
 

VITE

"MATERIA IN....FORME DI VITE PARALLELE"

Tondo con carta argentata e bitumata dipinta con primo piano di cernia tropicale che osserva il nostro "acquario quotidiano".

Tondo dipinto e gessato con balla di juta che si trasfigura in panneggio "tardo gotico", con l'uso della foglia d'oro che risalta i toni bruni della testa di cavallo in primo piano, novella "medusa neocaravaggesca".

Quadro predella con taglio fotografico di primo piano di ultracentenaria "stella lucente" che sembra districarsi con estrema naturalezza fra le rughe e le ragnatele di fili dell'esistenza che si materializzano nel fondo-lamina di rame.

Tavola con fondo in rete metallica nobilitata con lamina d'argento per nonno ultracentenario "fiore d'argento" collocato in una sorta di non luogo, icona di vecchio incontaminato, in una società che non vuole più invecchiare naturalmente, le cui rughe ci raccontano le sue "sette vite" che si intrecciano nella trama metallica del fondo.

Tavolozze quadrate prorompenti di materia costituita da grumi di pittura in eruzione lavica che si espandono creando primi piani di "natura viva".

Gianna Bucelli, in queste sue opere cosi apparentemente diverse, mette in mostra una ricerca appassionata e rigorosa del tutto personale, libera da ammiccamenti o imitazioni di tendenza, che si esalta nella ricerca di una sintesi titanica fra pittura materica e pittura naturalistica con connotazioni iperrealiste. Un iperrealismo declinato con un linguaggio pittorico "dolce" e "poetico", che trova radici nelle atmosfere della nobile arte figurativa fiorentina antica e che non teme la contaminazione con la ricerca di nuove potenzialità espressive dei materiali dell'arte povera contemporanea, anzi le coniuga.

Vincenzo Giacchi 2006